Siamo al primo dell’anno: scriviamo i nostri buoni propositi
C’è un momento, ogni anno, che sembra sospeso tra ciò che è stato e ciò che verrà. È il primo gennaio: una giornata lenta, fatta di silenzi, di pensieri e di brindisi tardivi.
Le luci di Natale sono ancora accese, le ultime briciole di panettone (o di Galette des Rois, se siamo in Francia) aspettano sul tavolo, e nella testa comincia a farsi strada quella lista che tutti conosciamo: i buoni propositi.
C’è chi la scrive su un foglio, chi la tiene segreta, chi finge di non farla per poi ricaderci dopo due giorni. Ma, in fondo, è un rito che ci piace: un modo per dirci che possiamo sempre ripartire.
Un rito universale (ma un po’ più dolce in Francia)
Anche in Francia il primo dell’anno è un giorno di bilanci e nuovi inizi.
La differenza è che, più che un elenco di obiettivi da raggiungere, i francesi lo vivono come un momento di riflessione serena: si brinda, si scrivono messaggi di auguri (“Bonne année ! Bonne santé !”) e si prende tempo per sé.
Non c’è la corsa alle palestre o ai detox immediati, ma piuttosto il desiderio di cominciare con calma, magari con una passeggiata, un pranzo tra amici o una colazione tardiva con croissant ancora caldi.
È un approccio più “morbido” alla vita, dove l’importante non è fare tutto subito, ma farlo bene, con piacere.
E forse è proprio questo che possiamo imparare dal modo francese di affrontare l’anno nuovo: concederci tempo, assaporare ogni cosa, costruire abitudini che ci facciano stare bene davvero.
Da dove nascono i buoni propositi
L’idea dei buoni propositi di inizio anno non è affatto moderna.
Già nell’antica Roma, durante le celebrazioni dedicate a Giano (da cui deriva “gennaio”), era comune fare promesse di cambiamento e rinnovamento.
Con il passare dei secoli, questa abitudine si è trasformata in un rito collettivo: un modo per dare una direzione ai mesi che verranno.
Oggi, la lista dei propositi è spesso lunga e ambiziosa: più sport, meno dolci, più viaggi, meno social. Ma, nella maggior parte dei casi, dopo poche settimane tutto torna come prima.
Non per mancanza di volontà, ma perché spesso ci imponiamo cambiamenti troppo drastici, senza lasciare spazio al piacere o alla gradualità.
I francesi, invece, hanno una regola non scritta: le plaisir avant tout ovvero il piacere prima di tutto.
Un principio che, applicato ai buoni propositi, può davvero fare la differenza.
Buoni propositi alla francese
E allora, come sarebbero i buoni propositi “alla francese”?
Non si tratta di rivoluzioni, ma di piccoli gesti quotidiani che migliorano il modo di vivere, rendendolo più autentico e umano.
1. Mangiare meglio, non di meno
In Francia, la cucina è parte della cultura, non un nemico da combattere dopo le feste.
Il segreto non è eliminare, ma scegliere: pochi ingredienti, buoni e di qualità.
Un pezzo di formaggio vero, una baguette appena sfornata, un bicchiere di vino che accompagna la conversazione.
Il buono proposito non è “fare la dieta”, ma riscoprire il piacere di mangiare con consapevolezza.
Sedersi a tavola, staccare dal lavoro, concedersi il tempo di gustare.
2. Vivere con lentezza
I francesi hanno un rapporto speciale con il tempo.
La pausa pranzo dura davvero, i caffè sono momenti di incontro, le domeniche restano sacre.
Il proposito qui potrebbe essere semplice: imparare a rallentare.
Non riempire ogni ora, ma ritagliarsi spazi per respirare, per leggere, per cucinare.
Un pranzo più lento, un weekend senza impegni, un pomeriggio dedicato a non fare nulla.
In fondo, la lentezza è un lusso silenzioso che non costa nulla.
3. Coltivare la convivialità
La convivialità è un pilastro della cultura francese: non si mangia mai da soli se si può evitare.
Un tavolo, un piatto condiviso, una chiacchierata.
Ecco un altro proposito che possiamo fare nostro: passare più tempo con le persone che ci fanno stare bene, anche solo per un aperitivo improvvisato o una cena casalinga.
La convivialità non ha bisogno di occasioni speciali: basta un piatto di formaggi, un pezzo di baguette e qualcuno con cui ridere.
4. Scegliere la qualità nella quotidianità
In Francia si dice spesso che “la vie est trop courte pour mal manger”: la vita è troppo breve per mangiare male.
Questo non vale solo per il cibo, ma per tutto: per ciò che indossiamo, per quello che leggiamo, per come passiamo il nostro tempo.
Il proposito, allora, è privilegiare la qualità rispetto alla quantità: meno, ma meglio.
Scegliere prodotti autentici, storie vere, esperienze che abbiano un senso.
Non serve molto per cambiare prospettiva: basta prestare attenzione alle piccole cose che ci circondano.
5. Fare spazio alla curiosità
Un altro tratto tutto francese è la curiosità.
Che si tratti di un vino sconosciuto, di una mostra, di una passeggiata in un quartiere nuovo o di un piatto mai assaggiato, i francesi amano scoprire.
E la curiosità, alla fine, è ciò che tiene viva la mente e il cuore.
Il proposito, allora, può essere semplice: provare qualcosa di nuovo ogni mese.
Un sapore, un libro, un viaggio, una parola in un’altra lingua.
Piccoli passi che, messi insieme, fanno un anno intero di scoperte.
Le tradizioni francesi del primo gennaio
In Francia, il primo gennaio è una giornata di calma e di rituali.
Dopo la festa del 31 dicembre, spesso trascorsa in famiglia o tra amici, il primo giorno dell’anno è dedicato al riposo e ai buoni auspici.
Non c’è la corsa ai cenoni, ma piuttosto una colazione lenta con brioche e caffè, o un pranzo semplice dove non manca mai il vino buono e un dessert goloso.
Molti francesi approfittano di questo giorno per scrivere e inviare carte di auguri. Un’abitudine che da noi si è un po’ persa, ma che in Francia è ancora viva.
Il messaggio più classico?
“Bonne année, bonne santé, et beaucoup de bonheur”: buon anno, buona salute e tanta felicità.
I buoni propositi e la tavola
C’è un filo che lega il cibo ai buoni propositi, e in Francia lo si capisce bene.
Mangiare non è solo nutrirsi: è un modo di vivere, di prendersi cura di sé e degli altri.
Anche un gesto semplice, come apparecchiare la tavola o aprire una bottiglia, diventa un atto di attenzione.
Per questo, molti dei propositi “alla francese” passano dalla cucina:
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provare nuovi sapori,
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cucinare insieme,
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ridare importanza ai pasti quotidiani,
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scegliere prodotti autentici.
È un modo di riportare la bellezza nella routine, di far sì che ogni giorno abbia almeno un momento da ricordare.
La differenza tra obiettivi e intenzioni
C’è un’altra cosa che distingue il modo francese di pensare i buoni propositi: non si parla tanto di “obiettivi” quanto di intenzioni.
Gli obiettivi si misurano, si raggiungono o si falliscono. Le intenzioni, invece, si coltivano.
Invece di dire “voglio perdere tre chili”, si dice “voglio sentirmi meglio”.
Non “voglio smettere di usare il telefono”, ma “voglio dedicare più tempo alle persone”.
È un linguaggio più gentile, che lascia spazio all’imperfezione e permette di ricominciare senza colpe.
Forse, questo è il miglior proposito che possiamo fare: essere più indulgenti con noi stessi.
Il primo dell’anno non è solo un cambio di data. È un momento simbolico per fare pace con ciò che è stato e aprirsi a ciò che verrà.
Che tu lo festeggi a Parigi o a Milano, davanti a una baguette o a un panettone, poco importa: l’importante è iniziare l’anno con gratitudine, curiosità e dolcezza.
Scrivere i propri buoni propositi può diventare un piccolo rituale personale, un modo per ascoltarsi e per ricordarsi che la felicità, spesso, si nasconde nei gesti più semplici.
Un bicchiere condiviso, un pranzo lento, una risata sincera.
E forse è proprio questo che i francesi sanno fare meglio: vivere ogni nuovo anno con leggerezza, senza fretta, ma con un sorriso che sa di buone intenzioni e di voglia di ricominciare.